La fissa di essere vegani

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Più tempo passo tra i vegani, più ho l’impressione che la maggior parte di noi abbia una specie di fissa vegan, cioè creda che mangiare cento per cento vegano sia la cosa più importante in assoluto, nella vita in generale o nel movimento per i diritti animali. Sembra che molti vegani, più o meno consciamente, credano qualcosa del tipo:

Chi è vegano non ne sbaglia una,
Chi non è vegano non ne fa una giusta,
e un vegano è sempre meglio di un non-vegano.

Ovviamente però, pensandoci bene, cosa ti metti in bocca è relativamente meno importante di tante altre cose. E non sto parlando di bambini che muoiono di fame in Africa o simili – lasciamo perdere quella discussione. Sto parlando di altre cose all’interno del movimento vegan/per i diritti animali.

Tanto per cominciare, chiunque può avere un grosso impatto sulle persone che lo circondano con il proprio modo di comunicare, il proprio comportamento, l’esempio, la cucina. Questo impatto è molto più importante, perché potenzialmente molto più grande, di quello che si mette nel piatto. Personalmente, se credo che avrò un impatto maggiore facendo un’eccezione, la farò (sfortunatamente ho i miei limiti ed è facile che certi cibi mi disgustino, quindi questo vale solo per quantità microscopiche di cibi animali).

Quello che entra nella tua bocca è meno importante di quello che ne esce.

In secondo luogo, non conta solo la comunicazione, ma anche quello che facciamo con il nostro tempo e i nostri soldi. Tra i non-vegani ci sono persone che dedicano molto tempo e denaro a cause per i diritti animali, come, senza dubbio, ad altre cause. Se ti fa piacere, puoi criticare queste persone per non essere vegane, ma tieni presente che il loro impatto potrebbe benissimo essere superiore al tuo.

Non mi fraintendere: continua a essere vegano (come lo sono io da 17 anni), ma non trasformare il tuo comportamento di consumatore in una fissa, a scapito di altre cose che potrebbero avere un impatto molto, ma molto maggiore sulle vite degli animali.

E no, ovviamente l’uno non esclude l’altro e possiamo essere consumatori vegani e fare pure tutte queste cose straordinarie. In pratica però, come tutti ben sappiamo, molta energia – pure troppa – si concentra sul consumo individuale. Ci preoccupiamo dei micro ingredienti come gli additivi e i coloranti e ci dimentichiamo dell’immagine di insieme. Ci focalizziamo su queste cose per “difendere il confine”, per proteggere noi stessi e il movimento dall’incubo di “arretrare” e diluire il significato di essere vegani. Ma quell’incubo è una finzione e ora come ora non dovremmo preoccuparcene. Se mai riusciremo a portare le persone a evitare carne, latte e uova (e ci riusciremo), sono sicuro che riusciremo anche a far scomparire additivi, miele e altri minuscoli derivati animali dal nostro sistema alimentare.

Focalizziamoci su ciò che conta davvero. Dedichiamo la maggior parte delle nostre energie laddove possiamo ridurre maggiormente la sofferenza.

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