L’ascesa delle aziende vegan in incognito

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A noi vegani piace diffondere la parola “vegan”, ci piace vederla sui prodotti e sui menu dei ristoranti. Diffondere la parola non solo ci rende più facile identificare le cose da mangiare, ma dovrebbe anche aumentare la consapevolezza del veganismo in generale. Ma se non usare la parola “vegan”… aiutasse a vendere più prodotti vegan?

La prima volta che mi sono imbattuto in questa idea è stato diversi anni fa, in un supermercato Whole Foods in California. Sapevo che avevano una torta vegana in vendita, ma non riuscivo a trovarla, così ho chiesto alla persona al bancone dove fosse. Mi ha mostrato la torta e mi ha detto che non era più etichettata come “vegan” perché da quando avevano rimosso l’etichetta le vendite di quella torta erano triplicate.

Di recente ho visto sempre più attività commerciali che io chiamo “vegan in incognito”, ovvero il fatto che siano vegan o non è per nulla evidente oppure è comunicato solo in modo molto sottile. Ecco un paio di esempi nei quali mi sono imbattuto.

A Melbourne (e credo anche in altre città australiane), c’è una catena chiamata Lord of the Fries. A vederlo, Lord of the Fries sembra un fast food qualsiasi, con i soliti hamburger e frullati, ma è tutto vegetariano e vegano. Se fate attenzione lo notate, ma alcuni miei amici hanno osservato che non solo la maggioranza della clientela non è né vegetariana né vegana, ma non ha nemmeno idea che non sta mangiando carne! Mi è stato detto che a volte le persone lo scoprono solo dopo mesi e mesi di frequentazione.

The menu at Lord of the Fries, Melbourne, Australia
Il menu di Lord of the Fries, Melbourne, Australia

Un altro esempio è la piccola catena di gelaterie Gela in Israele. Il negozio in cui sono stato aveva sul bancone un piccolo sticker “vegan friendly”, distribuito da una no-profit israeliana. Dato che non so l’ebraico, ho chiesto alla persona al bancone se ci fosse qualche altro messaggio nel negozio che è tutto vegan e mi ha risposto di no: la maggior parte delle persone che entra non ne ha idea.

Gela in Israel only has a vegan friendly sticker, but everything is vegan.
Gela in Israele ha solo uno sticker “vegan friendly”, ma è tutto vegan.

Un altro esempio è Ronald’s Donuts, un minuscolo negozio di donut a Las Vegas. Nulla sull’edificio tradisce che dentro ci sia alcunché di vegano e se vuoi sapere quali donuts sono vegani, devi chiedere.

Perché questi posti, e molti altri, sono così timidi sull’essere completamente vegetariani o vegani? Ovviamente non è perché si vergognano di usare la parola, piuttosto, è perché sanno che, in questo momento, sono più le persone respinte di quelle attratte da queste parole. Per la maggior parte delle persone “vegetariano” e “vegano” non indicano un valore aggiunto, ma un valore sottratto. Per fare un paragone, prova a pensare alla tua reazione verso un ristorante totalmente gluten-free. A meno che non ti interessi il cibo senza glutine, probabilmente penserai qualcosa di simile a quello che penserei io: che quei piatti non sono buoni quanto i piatti normali, hanno perso qualcosa (forse il gusto?). Che il cibo in un ristorante gluten-free sia o non sia all’altezza del cibo in un ristorante tradizionale è irrilevante, il fatto è che esiste un pregiudizio.

Potresti pensare: ma non si perdono forse dei clienti? Un vegano potrebbe passarci di fronte e non saperlo mai, giusto? Beh, potrebbero perderne alcuni, ma probabilmente ne guadagnano molti di più. Inoltre vegetariani e vegani sono capaci di trovare ristoranti adatti a loro grazie al passaparola, l’app Happy Cow o altro, non c’è alcun bisogno di scrivere in lettere cubitali “VEGAN” sulla vetrina.

Tutto questo cambierà quando le persone apprezzeranno di più il cibo vegan, e un modo per farglielo piacere di più è lasciare che mangino cibo vegano senza saperlo. Se lo scoprono dopo averlo mangiato (e apprezzato), tanto di guadagnato.

E, nel caso non ci avessi pensato: quello che rende le attività vegan in incognito possibili è il fatto che a questo punto abbiamo delle alternative talmente straordinarie per un sacco di prodotti che è diventato addirittura possibile ingannare le persone. È un progresso!

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